DOVERE DI ACCOGLIENZA ALLE POESIE RIFIUTATE
DEL POETA GIOVANNI RABONI

Giovedì 23 febbraio e uscito nelle librerie l’ultima raccolta postuma, “Ultimi versi”, del poeta Giovanni Raboni (Garzanti, pag. 59, € 9,50) uno dei più grandi poeti del novecento, deceduto il 16 settembre 2004 all’età di 72 anni.

Inizialmente questa raccolta, curata dalla poetessa Patrizia Valduga -compagna del poeta- doveva essere pubblicata dalla casa editrice Einaudi (di proprietà della Mondadori), la stessa con cui la Valduga ha pubblicato i suoi ultimi libri.
Poi, dopo una lunga presa di tempo da parte dei responsabili editorialisti: il rifiuto alla pubblicazione.

Ultimi versi” è una raccolta di poesie politiche (dal 2002 al 2004) che è una feroce critica al capo del governo, all’imbarbarimento culturale, sociale e politico del nostro paese.

Non vogliamo entrare nelle ragioni del rifiuto; conosciamo benissimo la libertà editoriale di Einaudi, ma....
Non possiamo non scorgere in tutto questo l’angolo grigio dell’attuale realtà italiana che ha un nome e un cognome: conflitto di interessi.

Siamo sotto le elezioni politiche e la campagna elettorale che stiamo vivendo è, volutamente, in molti casi caotica, confusionaria e soprattutto muta verso i bisogni e gli interessi dei cittadini italiani.

Inoltre c'è la novità che andremo a votare, per la prima volta nella storia democratica italiana, senza poter scegliere i nostri rappresentanti; saranno, infatti, i partiti a decidere chi rappresentarci. Tutto questo grazie alla nuova legge proporzionale (che ci giudica dei perfetti incapaci) voluta ed approvata soltanto da questo governo e annessa maggioranza di centrodestra.

Consideriamo doveroso essere presenti nella denuncia di questa ennesima “piega” democratica che intacca la libertà, ed è per questo che pubblichiamo alcuni  poesie di “Ultimi versi”.... versi scomodi a chi sta al potere.

Da i “Trionfi

  Nel Trionfo dell’Arroganza
il menzogna impartisce reprimende
perché remano contro e gli impediscono
di rifare l’Italia
non soltanto ai sodali più riottosi
ma anche e soprattutto agli avversari
mostrando di credere
che ricevuta la prescritta unzione
uno (uno, s’intende, come lui)
diventa ipso facto padrone
come se si trattasse d’una villa
con annessi fabbricati rurali
sia della cosiddetta maggioranza
che della cosiddetta opposizione.

  Nel Trionfo dell’Ignoranza
c’è poco da vedere
e addirittura niente da scoprire
l’unica cosa decisiva
essendo l’invisibile bravura
con la quale il Menzogna
e i suoi spacciatori mediatici
immettono da vent’anni ogni giorno
nelle vene dei sudditi
micidiali microdosi d’oblio.

  Nell’ultimo Trionfo immaginabile
si vedono e si sentono
i più informati dare per sicuro
che subito dopo il ripristino
dell’istituto dell’immunità
verrà introdotto a maggioranza semplice
(ma non si esclude il voto favorevole
o almeno l’astensione
di buona parte dell’opposizione)
quello non meno giusto e indispensabile
dell’immortalità parlamentare.

Canzone dell’unico vantaggio

  E’ vero, la sinistra non c’è più,
c’è un profluvio di destre
d’ogni tipo, formato e sfumatura
e in tanta oscena abbondanza decidere
sarebbe a dir poco difficile
se spuntato verso il crepuscolo
dalla verminosa fermentazione
dei rimasugli della guerra fredda
e dei rifiuti dell’ancien règime
a capo di una non ci fosse lui,
il palazzinaro centuplicato
da venerabili benevolenze,
l’imbroglione da mercato rionale
trasformato a furor di video
in unto del Signore.
  Finchè, mi dico, Dio ce lo conserva
e i suoi squadristi in doppiopetto o blazer
ce lo lasciano fare
sapremo sempre contro chi votare.

 

Canzone della nuova era

  Bisognerà riabituarsi
a contarli per numeri romani
(di sicuro qualcuno
si ricorda ancora come si fa)
gli anni che son passati
e quelli ahinoi che passeranno
in questa nuova era
della nostra tragicomica storia.
  Il problema è da dove, esattamente,
far partire il conteggio:
dalla discesa in campo
o dall’ascesa al trono,
dalla prima vittoria elettorale
o dall’ultima, quella
che ha segnato di sé il nuovo millennio?
  O sarà invece il caso
d’andare più indietro, molto più indietro,
per esempio all’ingresso nella loggia
o a quando la coscienza del paese
ha cominciato a modellarsi
sui palinsesti dei canale cinque?
  Sarebbe già più d’un ventennio, allora,
più d’un ventennio……

Canzone del danno e della beffa

  Stillicidio di delitti, terribile:
si distruggono vite,
si distruggono posti di lavoro,
si distrugge la giustizia, il decoro
della convivenza civile.
  E intanto l’imprenditore del nulla,
il venditore d’aria fritta,
forte coi miserabili
delle sue in indagabili ricchezze,
sorride a tutto schermo
negando ogni evidenza, promettendo
il già invano promesso e l’impossibile,
spacciando per paterno
il suo osceno frasario da piazzista.
  Mai così in basso, così simile
(non solo dirlo, anche pensarlo di duole)
alle odiose caricature
che da sempre ci infangano e sfigurano…
  Anche altrove, lo so,
si santifica il crimine, anche altrove
si celebrano i riti
del privilegio e dell’impunità
trasformati in dottrina dello stato.
  Ma solo noi, già fradici
di antiche colpe e remissioni,
a noi prima untori e poi vittime
della peste del secolo
è toccata con il danno, la beffa,
una farsa in aggiunta alla sventura.