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“…
Sull’alto del colle di S. Lorenzo, l’Arx della città antica, fu
scoperto nel 1914, un tempio italico (n. 4 d. P.), di m. 24x20 in
opera etrusca dai cui avanzi si nota che almeno tre ricostruzioni.
Era formato da una cella circondata da portico su tre lati, il in
facciata aveva un a doppia fila di quattro colonne. Il tempio che
dalla seconda metà del secolo VI a. C. restò aperto fino al IV d.
C., come tutti i tempi del genere, mostrava, una estesa ed
appariscente decorazione in terracotta policromata, i resti del
quale sono in parte visibili nel locale museo. Non senza fondamento
si è pensato ad identificarlo col tempio di Iuno Sispita, il quale
nel I secolo dell’impero era ancora decorato delle pregevoli pitture
murali dovute al liberto asiatico Marco Plauzio.”
Così
Alberto Galieti nella sua “Descrizione Artistica Archeologica” di Lanuvio
descriveva i resti del tempio.

Edificato sull’acropoli dell’antica città di origine
etrusca, che i Romani pensavano fosse stata fondata dall'eroe greco
Diomede, questo grande santuario era costituito da una serie di
strutture monumentali. Fu quasi completamente distrutto nel V sec.
d.C., ma le porzioni ancora esistenti e gli scavi archeologici hanno
permesso di individuare cinque fasi edilizie che si susseguirono
dalla fine del VII alla metà del I sec. a.C.
Il santuario di Giunone Sospita è stato
uno dei più conosciuti, ricchi e frequentati nel mondo antico e
l'origine del culto è sicuramente di origine achea.
I resti del tempio sono situati, sul colle San Lorenzo, all’interno
del
Centro Diurno Diversamente Abili
Distrettuale di Lanuvio (ex Istituto Salesiano).
I primi scavi furono fatti nel maggio 1914 e
successivamente a febbraio del 1915 dall’Ufficio Scavi della
Provincia di Roma sotto la direzione di Angelo Pasqui. Questi scavi
fecero emergere, dal punto di vista architettonico, almeno tre
diverse fasi edilizie: la prima, che va dalla seconda metà del VII
secolo alla prima metà del secolo VI a. C., testimoniato da un
piccolo muro di tufo giallo (attualmente non più visibile) con
orientamento sud-ovest che fecero ipotizzare dell’esistenza di un
tempietto arcaico. Successivamente, alla fine del VI secolo a. C.,
venne costruito un grande tempio tuscanico orientato ad ovest a cui
vennero attribuite alcune terrecotte, conservate nel British Museum
di Londra. La seconda fase dal 338 a. C., dopo la conquista romana
di Lanuvio, in cui il Santuario di Giunone Sospita entra di fatto
nella cultura romana; ed è in questo periodo che sicuramente vanno
attribuiti i lavori di ricostruzione di tutto il sito con i nuovi
dettami architettonici.
In questo periodo (medio-repubblicano) l’importanza, la notorietà e
la ricchezza del Tempio di Giunone Sospita di Lanuvio
giunge ai
massimi splendori, tant’è che Ottaviano utilizza i tesori del tempio
per la guerra contro Sesto Pompeo (38-36 a.C.).
Una successiva ed ultima fase edilizia è da datare durante l’impero
di Adriano (117-138 d.C.) con una completa ristrutturazione
dell’intero sito.
Il Santuario fu quasi completamente distrutto nel V sec. d.C. e poi
dimenticato nelle pieghe del tempo, fino al secolo scorso.
Mito e legenda.
Originalmente, nell’epoca arcaica, la giunone
venerata a Lanuvio, faceva parte del culto degli Dei sotterranei,
divinità legati al ciclo delle stagioni e al ritorno della
fioritura, simboleggiando la fecondità della terra; quindi quello di
Juno Sospita è un culto cosmico legato all’agricoltura: così il rito
del serpente, l’animale sotterraneo per eccellenza.
Si narra che nei sotterranei del tempio fosse
custodito il serpente sacro alla Dea che, ogni anno in primavera,
riceveva un rito propiziatorio per l'agricoltura.
Properzio narra che nel santuario si svolgeva ogni primavera un rito
propiziatore per l'agricoltura durante il quale un gruppo di
fanciulle vergini doveva offrire focacce ad un grosso serpente che
si trovava dentro un antro. Se il serpente accettava il dono si
prospettavano raccolti fruttuosi; se lo rifiutava, la fanciulla
impura, cioè colei che aveva perduto la verginità, veniva
sacrificata per scongiurare la carestia.
A Lanuvio Il 1º febbraio era considerato il suo dies natalis e
quindi la sua festa.
Il culto del serpente nel Lazio
antico.
Il culto del
serpente sacro è comune nelle civiltà del Latium Vetus, infatti
oltre a quello venerato nel santuario di Giunone a Lanuvio, c’era,
anche, quello della Bona Dea (un’antica divinità laziale il cui
nome non poteva essere pronunciato) con il quale la sacerdotessa si
univa nel culmine del rito (probabilmente per rievocare il mito,
segnalato da Macrobio, secondo il quale Fauno, in forma di serpente,
si era unito a Bona Dea). Il tempio era ubicato sotto l’Aventino
dove venivano allevati questi animali. Un celebre tempio della dea
era anche sul mons Aeflanus, sopra Tivoli, oggi S. Angelo in Arcese,
luogo di culto federale là dove allo sbocco montano dell'alta valle
dell'Aniene si domina tutta la vastità della pianura laziale.
Significative anche le leggende
popolari, ancora in piena età storica, secondo le quali le madri di
Scipione e Ottaviano sarebbero state fecondate da un serpente. Altre
omologhe signore dei serpenti e dispensatrici di erbe curative sono:
Angitia presso i Marsi e Ancaria o Anchera presso i Piceni.
Questo sacro
serpente, era il comune saettone romano, una grossa biscia non
velenosa, ancora oggi assai diffusa nelle campagne.
A Lanuvio, fino ad alcuni decenni fa esisteva un tipo di saettone
molto grande e lungo circa 3-4 metri, chiamato dai paesani: il
serpente della regina. In un’anetodo, che mi raccontavano in
famiglia si diceva che: nell’orto del mio bisnonno Pitollo c’era un
gran serpente che, solitamente, lo aspettava, egli gli portava da
mangiare e con il richiamo di un fischio lo seguiva come un cane. Mi
si raccontava, anche, che questo serpente non era velenoso ma che
era ghiotto di latte. Quindi le donne partorienti dovevano stare
attente, soprattutto chi abitava nelle campagne (vivevano nelle
capanne), perché, nel sonno, il serpente gli succhiava il latte.
Visita agli Scavi (1 novembre 2009): vai alle immagini.
Visita
i primi Scavi del secolo scorso : vai alle immagini.
Altri documenti sul Tempio di Giunone Sospita di Lanuvio
Santuario
di Giunone Sospita
di Luca Attenni
Origini del Culto Paleolatino di Juno Caprotina
di Guido Di Nardo
Tempio di Giunone Sospita Lanuvina
di Antonio Nibby
Le Vergini e il Sepente
di Marco Menicocci
Lapide
romana ad Assisi
di Emanuele Testa
Poesia di Ettore Galieti sul culto del serpente sacro a Lanuvio
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