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Amilcare
Rossi, gerarca fascista, medaglia d'oro al valor militare, triunviro
dell'Associazione Nazionale Combattenti e Sottosegretario di Stato alla
Presidenza del Consiglio del Governo Mussolini, nacque a Civita
Lavinia, l'attuale Lanuvio il 1° gennaio
1895.
Della data della sua morte non abbiamo notizie così delle sue notizie più
recenti.
Cosa certa è che a Lanuvio fu un personaggio poco amato dai suoi concittadini
tanto che, negli ultimi anni settanta o primi anni ottanta, l'Associazione
Reduci e Combattenti di Lanuvio (con il permesso del Comune) tento di
mettere una targa ricordo davanti la sua casa nativa (Palazzo Colonna) ma la
protesta di tantissimi cittadini di Lanuvio ebbe il sopravvento e per evitare
problemi di ordine pubblico la manifestazione non ebbe più luogo.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
abbandona gli studi universitari e
mobilitato il 1° giugno 1915 viene ammesso a frequentare il corso allievi
ufficiali alla scuola militare di Modena.
Nominato sottotenente a novembre è
assegnato al 28° Reggimento Fanteria
della Brigata Pavia che raggiunge in zona di guerra sul
Monte
Sabotino.
Combatte valorosamente nelle trincee di Oslava quindi per la conquista
di Gorizia nel giugno 1916 dove, pur ripetutamente ferito non abbandona la linea
che al termine dei combattimenti ed è proposto per la medaglia d’argento.
Inviato all’ospedale di riserva a Treviso, ancora convalescente rientra al
reparto impegnato nell’ottobre 1916 nell’avanzata verso Vertoiba, dove ancora si
distingue per atti di valore e gli viene conferita la
Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Promosso per meriti speciali al grado di tenente il 19 dicembre 1916,
quindi capitano nel marzo 1918, con la conclusione della guerra passa in forza
alla divisione militare di Roma quale ufficiale studente universitario ed è
congedato il 7 gennaio 1920.
Conseguita la laurea in lettere e filosofia è prima
insegnante nelle scuole medie di Velletri e Sezze Romano quindi al
Liceo-Ginnasio di Napoli dove contemporaneamente frequenta l’Università
laureandosi nel 1922 in giurisprudenza.
L’anno successivo rientra a Roma con
l’incarico di insegnante di materie giuridiche presso l’Istituto Statale
“Vincenzo Gioberti” ed è chiamato dal governo a far parte della
Commissione
Giurisdizionale per i beni dei sudditi ex nemici della guerra 1915-18.
Nel 1925
con decreto del Capo del Governo Mussolini, del 2 marzo, riceve la nomina a Presidente del
Triunvirato reggente l’Associazione Nazionale Combattenti della quale poi ne
diventa presidente effettivo.
Nello stesso anno è fra i promotori e fonda il
Gruppo Medaglie d’Oro e l’Istituto del Nastro Azzurro (associazione
dei
decorati al valor militare) divenendone anche di quest’ultimo, presidente
nazionale.
Eletto nel 1929 deputato al parlamento viene riconfermato anche nelle
successive elezioni.
Nel 1934 si sposa e l’anno seguente nasce il primo dei
figli.
Promosso per meriti eccezionali nel marzo 1935 a Maggiore, conoscendo i
preparativi per l’impresa italiana in Etiopia chiede di partire volontario con
le truppe combattenti.
Viene assegnato al Comando Superiore Africa Orientale per il
comando di un battaglione eventualmente scoperto, ma essendo in soprannumero viene
aggregato alla Sezione Servizi del Comando Divisione alpina “Pusteria” e con
questa si imbarca da Napoli il 6 gennaio 1936.
Durante la Campagna
Africana si pone
volontariamente in più occasioni al comando di reparti alpini impegnati nei
combattimento, in particolare a Passo Mecam e Valle Robi e per questo suo
comportamento gli sono conferite una medaglia d’argento ed una croce di guerra
al valor militare.
Affascinato da queste “magnifiche truppe”, come lui stesso definisce, ne è
coinvolto dal forte spirito di Corpo tanto da scrivere la
Preghiera
dell’Alpino combattente.
Nel suo Stato di Servizio, gentilmente
concesso dal Ministero delle Difesa, non compare nessuna transizione anche
temporanea al Corpo degli alpini ma solo l’aggregazione, per il periodo
gennaio-giugno 1936, alla Divisione alpina “Pusteria”. L’ufficiale mantiene
quindi il proprio stato giuridico presso il Comando Superiore Africa Orientale,
declinando tale incarico per operare volontariamente con i reparti combattenti.
Lo stretto contatto con le truppe alpine nei combattimenti ne coinvolgono
l’emotività e l’orgoglio da “sentirsi” e firmarsi Maggiore degli Alpini
dei quali per ragioni pratiche porterà durante la Campagna il caratteristico
cappello.
Rientrato in Italia il 29 giugno 1936 riprende gli
innumerevoli impegni civili e politici ed è promosso Tenente Colonnello nel 1937
per meriti speciali.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, parte
nuovamente volontario per il Fronte Occidentale destinato al 37° Reggimento
Fanteria della Brigata “Ravenna”. Posto in congedo per la parziale
smobilitazione dell’esercito, pochi mesi dopo, con la successiva Campagna sul
fronte greco - albanese, riparte volontario con il 50° Reggimento Fanteria
della Divisione “Parma”.
Il 10 maggio 1941 rientra in patria per essere assegnato alle disposizione del Comando
della Zona Militare di Roma.
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Mussolini,
insieme a Renato Ricci, Amilcare Rossi ed altri (16.09.1929)
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Il 6
marzo 1943, Amilcare Rossi, viene nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
del Governo Mussolini
ed in questa carica vive in prima persona la caduta del fascismo a seguito del
famoso ordine del giorno del 25 luglio.
Lascia quindi ogni carica politica e
istituzionali quale presidente delle varie associazioni, ritirandosi a vita
privata.
Nel 1946 subisce un processo come ex esponente del passato regime nel
corso del quale non emergono particolari capi di accusa ed è prosciolto con
formula piena.
Riprende, quindi, la sua attività esercitando la professione di
avvocato patrocinante in Cassazione.
Nel 1968 aderì
nella Consulta d'Onore nel costituito Comitato Tricolore per gli
Italiani nel Mondo di Mirko Tremaglia,
Damiano
Capotondi, Donatella Gila, Ornella Gila, Roberto Innocenzi, Carlo Lattanzi,
Franco Massobrio, Millo Milletti e Marcello Nardi.
Insieme a lui aderirono alla Consulta d'Onore:
Giuseppe Prezzolini;
monsignor
Arrigo
Pintonello;
le medaglie d’oro:
Bruno Pastorini, Augusto Ugolini, Aldo Vidussoni, Giuseppe
Zigiotti, Giuseppe Valle, Ulderico De Cesaris, Sigfrido Bussoni, Ernesto Botto,
Annibale Bergonzoli, Angelo Bastiani; i professori:
Giorgio Del Vecchio, Giorgio
Alberto Chiurco; lo storico Gioacchino Volpe; i giornalisti: Alberto Giovannini,
Piero Buscaroli, Giorgio Nelson Page; i generali: Salvatore Castagna, Carlo
Calvi di Bergolo, Giovanni Di Lorenzo e Aldo Marchesi; il dr. Piero Parini; gli
ambasciatori:
Luca Pietromarchi, Alberto Mellini Ponce de Leon e Giovanni Capasso Torre; il
senatore Ezio Maria Gray; il commediografo Gioacchino Forzano
Nel 1969 pubblica un secondo libro di
memorie sulla sua vita e degli avvenimenti storici che lo hanno visto
protagonista “Figlio del mio tempo” edito da Romana Libri Alfabeto,
Roma, dal
quale è tratta in parte questa biografia e la fotografia scattata sulla nave
durante il ritorno dall’Africa Orientale nel giugno del 1936.
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