cardinale luigi frezza

S. E. CARDINALE LUIGI FREZZA

 

Nato a Civita Lavinia (l'attuale Lanuvio) vicino Roma il 27 maggio 1783, morto a Roma nella notte tra il 14 ed il 15 ottobre del 1837 a 54 anni, esposto nella Chiesa di San Marcello al Corso e sepolto nella Chiesa si Sant'Onofrio al Gianicolo. Nominato cardinale da Gregorio XVI il 23 giugno del 1834 in pectore (pubblicato 11 luglio 1836); Arcivescovo di Calcedonia (sotto il dominio degli infedeli) e di Sant'Onofrio, Cameriere Segreto  di Leone XII e Vicario del Papa.

 

 pagina annuario pontificio 1846Il Cardinale Luigi Frezza nacque a Civita Lavinia  il 27 maggio 1783 da Gian Felice e Caterina Auconi.
La sua era una famiglia piuttosto agiata di proprietari terrieri, la cui casa esiste ancora in Lanuvio ed è quel caseggiato, posto a sinistra del torrione nel Borgo S. Giovanni.
Gli Auconi furono i signori più eminenti di Civita Lavinia, ma ora la loro stirpe è del tutto scomparsa mentre  i Frezza sono tuttora numerosissimi, divisi in vari rami.
Il padre, Gian Luigi Frezza, nel 1793 era stato nominato "municipalista", insieme a Odoardo Auconi, fu anche un cultore di archeologia e curò i ritrovamenti archeologici dell'area lanuvina: in particolare, ricompose, insieme al figlio Luigi, una lapide trovata nel 1816 nella loro proprietà e ridotta in cinquanta pezzi, riguardante la legge romana del "Collegio Salutare" dei cultori di Diana e di Antinoo.
La lapide fu, nel 1824, studiata e commentata dall'insigne archeologo Nicola Ratti, socio ordinario dell'Accademia Pontificia di Archeologia e nel 1830 fu riprodotta da Clemente Cardinali nei "Diplomi Imperiali de' Privilegi accordati a' Militari".

Fin da bambino, il piccolo Luigi aveva dimostrato doti di non comune intelligenza; perciò i genitori, come si usava allora da parte delle famiglie benestanti, in mancanza di scuole pubbliche, lo inviarono a Roma, nel seminario e nel collegio greco come convittore. Qui seguì la voce di Dio che lo chiamava al sacerdozio.
Ordinato sacerdote, dimostrò subito eccellenti doti di pietà e di bontà, nonché attitudine alla predicazione, per la cultura e la forbitezza nell'esporre, acquistandosi la stima generale. In particolare, lo apprezzò Pietro Caprano, poi cardinale, allora prefetto degli studi nel Collegio Romano, che lo volle suo collaboratore e lo indicò come "uno dei primi preti della capitale del Cristianesimo". Infatti aveva approfondito gli studi di Filosofia, Teologia e Giurisprudenza, in "utroque iure ", cioè in diritto ecclesiastico e civile.

Divenuto il Caprano cardinale, don Frezza lo sostituì nella carica di prefetto degli studi nel Collegio Romano: la sua gestione dovette essere molto proficua, se poté godere dellachiesa di s. onofrio stima e dei favori dei papi Pio VII (1800-1823), Leone XII (1823-1829) e Pio VIII (1829-1830).
Specialmente lo tenne nella più alta stima e benevolenza Leone XII che lo fece suo intimo Cameriere Segreto partecipante e lo nominò poi membro del Collegio Teologico nell'Università Romana, sotto­promotore della Fede e consultore delle Congregazioni dell'Indice e degli Affari Ecclesiastici, finché, nel 1826, lo creò Vescovo delle tre Diocesi riunite di Terracina, Sezze e Piperno (oggi Priverno).
In questa veste si profuse oltre misura in attività apostoliche; in particolare, riorganizzò il seminario di Sezze, che divenne un centro di raccolta per i giovani dei paesi circonvicini e persino da Roma, dove avevano la possibilità di proseguire gli studi, anche quelli liceali.
Tanta attività, però, ne logorò la salute e, dopo appena due anni, dovette rinunciare all'incarico. Leone XII però non volle privarsi di un così prezioso collaboratore e, dopo averlo insignito, come Vescovo non residenziale del prestigioso titolo vescovile di Calcedonia, in Bitinia dove nel 451 si tenne il Quarto Concilio Ecumenico, lo nominò Segretario del Vicariato di Roma con il titolo di "Vicarius Domini Papae" (Vicario del Papa) e Segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.
In tale veste dovette trattare questioni e controversie di tutte le parti del mondo, mantenendo alto il prestigio della Sede Apostolica; perciò fu conosciuto e venerato nelle regioni più lontane.

Sotto il pontificato di Gregorio XVI il vescovo Frezza raggiunse l'apice della carriera ecclesiastica. Infatti il Papa, nel Concistoro del 23 giugno 1834, lo nominò Cardinale, inserendolo nell'ordine dei Preti (per chi non lo sapesse, i cardinali sono divisi in tre ordini o categorie: quella dei Diaconi, dei Preti e dei Vescovi) e gli conferì il titolo di Sant'Onofrio al Gianicolo, il luogo, assai suggestivo e panoramico, è noto per aver dato rifugio alle ultime angosce di Torquato Tasso, che vi arrivò da Napoli dietro la promessa di Clemente VII di incoronarlo poeta, come era stato secoli prima per il Petrarca. La laurea non ebbe luogo, tuttavia, in quanto il poeta vi morì il 25 aprile del 1595. In omaggio al Tasso, Sant'Onofrio divenne così una delle tappe di artisti e letterati in visita a Roma .


Per interessamento di Mons. Frezza, il papa Gregorio XVI visitò tre volte Civita Lavinia: una prima volta il 17 ottobre del 1833, per ammirare la ricomposizione della lapide trovata nella proprietà della famiglia Frezza; una seconda volta il 20 ottobre del 1834, in cui ebbe occasione di ammirare l'incomparabile panorama dall'abitazione del romano Giovanni Cassio, Console della Svezia e della Norvegia presso la Santa Sede; una terza volta il 19 ottobre del 1836.
In tutte e tre le visite, Gregorio XVI fu ospitato nella casa della Famiglia Frezza, dove poté gustare le delizie della cucina "civitana" e la squisitezza dei vini che ivi si producono. A ricordo fu posta anche una lapide che tuttora si può ammirare.
L'anno successivo, il 14 ottobre 1837, il Cardinale Luigi Frezza si spegneva, tra il cordoglio e il compianto generale, per una perdita così precoce e così grave: aveva 54 anni.
La sua salma fu esposta nella Chiesa di San Marcello al Corso e tumulata nella Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo, accanto a quella di Torquato Tasso.
La sua vita fu esemplare nella pratica di tutte le virtù cristiane, specialmente per la modestia, la frugalità, la dolcezza dei costumi e delle maniere, virtù che gli procacciarono amore e riverenza.

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Nota dello scrivente:
Il palazzo della famiglia Frezza, sito in via Borgo San Giovanni (il primo palazzo a destra in direzione sud) attualmente è abitato ancora da alcuni discendenti della famiglia Frezza, è stato ristrutturato alcuni anni addietro ma nessun amministratore locale si è preso la briga di controllare che tipo di lavori venivano eseguiti e come.
Da bambino ricordo quel vecchio palazzo senza infissi alle finestre ne al portone, con le scale in peperino consumato dal calpestio di scarpe nel susseguirsi dei secoli ed anche alcune targhe a ricordo.
Adesso e un palazzo moderno con portone e citofono ed infissi su tutte le finestre in alluminio.


Il Palazzo del Cardinale Frezza a Lanuvio... oggi


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