Giacomo Lauri Volpi
(Lanuvio 11 dicembre 1893 - Valencia 17
marzo 1979)
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Giacomo
Volpi (Lauri
era un'aggiunta successiva per distinguersi da altri due tenori dello stesso
nome), uno
dei più grandi tenori italiani, quindicesimo figlio di un
fornaio, nasce a Lanuvio l'11 dicembre alle ore 6 del mattino; rimasto orfano del padre all'età di 11 anni trovò protezione in uno zio.
Frequentò il liceo nel seminario di Albano Laziale, poi s'iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza
(risale a questo periodo la passione del canto)della "Sapienza" di
Roma. Contemporaneamente agli studi
di legge frequentò l'Accademia di Santa Cecilia sotto la guida del maestro
Antonio Cotogni (allora 83ntenne), baritono e gran conoscitore dei segreti del bel canto
dell'Ottocento il quale usava dire:" Ci vorrebbero due vite, una per
studiare e una per cantare".
Il loro rapporto di studio s'interruppe bruscamente nel 1915, quando Giacomo partì per la guerra e fortunatamente ritornò illeso nel
1918. Al suo ritorno Cotogni era morto.
Esordi a Viterbo a 27 anni (nel 1919) con lo pseudonimo di Giacomo Rubini, nei "Puritani"
di Bellini interpretando Arturo e successivamente con "Rigoletto".
L'anno successivo, 3 gennaio 1920, il trionfo a Roma al Teatro Costanzi, con la
"Manon Lescaut" nel ruolo di Des Grieux accanto a Ezio Pinza e
Rosina Storchio, con il suo vero nome.
Così a ventisette anni (un'età matura per un cantante) incominciava una
straordinaria carriera piena di successi in tutto il mondo.
Insieme a Caruso, Aureliano Pertile e Beniamino Gigli, fu tra i maggiori
tenori del mondo.
Negli Stati Uniti, soprattutto a New York ebbe una immensa popolarità negli anni venti fino al 1933 quando rientrato in Italia fu costretto a restare dal regime fascista, perchè Mussolini lo considerava uno degli alti esponenti della cultura italiana fascista. Tuttavia gli alti gerarchi del regime lo consideravano come un nemico ed estraneo alla loro propaganda, perchè aveva cercato esilio in Spagna. Successivamente s'integrò nel regime fascista ed iniziata la II Guerra Mondiale, Mussolini lo nominò colonnello dell'esercito italiano e partecipò con il suo canto alle manifestazioni fasciste e militari.
Dopo la guerra
si trasferisce a Burjasot in Spagna, che diventerà la sua seconda casa, con la
moglie Maria Ros e da qui iniziò la sua seconda vita artistica apprezzata ed
acclamata in tutti i palcoscenici dell'Europa.
La sua ultima apparizione in pubblico è nel 1959 a Roma nelle vesti di Manrico
(Il Trovatore).
Il suo repertorio migliore fu quello "romantico" interpretò
personaggi come il Duca nel Rigoletto, Manrico nel Trovatore, Radames
nell'Aida, Rodolfo nella Luisa Miller (che fu esumata per lui), Arturo
nei Puritani, Raoul negli Ugolotti, Arnoldo nel Guglielmo Tell, e
poi ancora nella Tosca, nella Carmen, nei Pagliacci, nella Bohème ma fu nella
Turandot di Puccini, interpretando Calaf, che fu splendidamente immenso.
Sposò il soprano spagnolo Maria Ros e visse, fino alla sua scomparsa, a Burjasot vicino Valenza il 17 marzo 1979.
Il rapporto con Lanuvio e con i compaesani fu alquanto burrascoso, infatti non perdonò mai l'incidente del padre mandato in galera per non aver pagato una multa e per la mancata ricostruzione della casa natale, vicino alla Rocca medievale. Rimase in ottimi rapporti con il parroco Mons. Valerio Massaccesi con cui instaurò con fruttuoso carteggio.
Curiosità:
Romana
Oppida (ricordo dei suoi
natali)