LUCIO LICINIO MURENA
(I° secolo a.C.)

Uomo politico e Console a Roma nel 62 a.C., partecipò alle guerre mitridatiche come luogotenente di Silla. Nacque a Lanuvium l'odierna Lanuvio nel I° secolo a.C.
Militò in Asia, fu
legato di Silla che,quando fece ritorno vittorioso della 1a guerra
mitridatica a Roma, gli lasciò il comando delle legioni romane in Asia (anche
delle due sottratte a Fimbria).
Successivamente fu legato
di Lucullo nella terza guerra mitridatica (74-63 a.C.) e si segnalò per il suo
valore nella campagna Armenia.
Come politico fu sostenuto dal partito contrario a Catilina che lo accusò di brogli; fu difeso da Cicerone con la sua "pro-Murena".
La famiglia Murena possedeva una grande villa in Lanuvio e nel 49 a.C., quando Giulio Cesare stava tornando a Roma, Cicerone scrisse all'amico Licinio Murena, suggerendogli d'accogliere il vincitore delle Gallie nella sua avita villa lanuvina.
Nel 22 a.C. partecipò alla congiura contro Ottaviano Augusto (non ancora imperatore) per restaurare la repubblica.
La congiura fu
sventata da un delatore di nome Castricio, liberto di Augusto, che fece i nomi
di Fannio Cepione e dello stesso Lucio Terenzio Varrone e Licinio Murena, entrambi
con un albero genealogico aristocratico di tutto rispetto.
Essi, infatti, erano i rappresentanti dell'aristocrazia, cioè di quella classe
che Augusto stava sempre più allontanando dall'amministrazione statale.
Il ruolo della
nobiltà era irreversibilmente in declino perché non esistevano più continue
guerre in cui si potevano accumulare grandi fortune in terre e schiavi.
Diminuivano le occasioni di assumere comandi militari importanti, giacché
questi venivano assegnati generalmente a parenti di Augusto o a persone di
particolare fiducia (stava creando un suo nepotismo).
Gli uomini nuovi erano da tempo diventati i "cavalieri", cioè la classe imprenditoriale, commerciale, la borghesia di allora, nonché i liberti dotati di capacità intellettuali, organizzative, manageriali
Condannati in contumacia da un regolare processo alla pena capitale, Cepione e Murena furono trovati e giustiziati sul posto. Infatti dovere del magistrato e anche di un cittadino privato era quello di eseguire ovunque si trovasse la sentenza emessa, a eccezione dei casi in cui i condannati risiedessero già in un altro Stato e avessero preso un'altra cittadinanza: in questo caso il loro status era quello di esiliati e non potevano far ritorno in patria.
L'accoglienza nelle città scelte per l'esilio (anticamente erano alcune città del Lazio) dava all'esule il diritto di prenderne la cittadinanza, rinunciando però a quella romana. Poiché in seguito alla guerra sociale del 90 a.C. la cittadinanza era stata estesa a tutte le città italiche e tutta l'Italia era diventata ager romanus, i condannati a morte non avevano altra possibilità che andare in Gallia, in Grecia o in Asia.
Astutamente Ottaviano fece in modo di affrettare il più possibile il processo, in modo di assicurarsi che l'eliminazione dei congiurati avvenisse sul territorio italico.