|
MITRIDATE VI°
EUPATORE
La fine di Mitridate
Nel
75 a.C. Nicomede III, di Bitinia aveva lasciato in eredità il suo regno ai
romani. Questo diede il pretesto a Mitridate di dichiarare guerra alla Bitinia
(e a Roma) in un periodo che vedeva gli avversari impegnati nella repressione
della rivolta spagnola di Sertorio (lo stesso Mitridate tesse rapporti con il
governatore romano ribelle e con i pirati). Da Roma furono inviati i due consoli
del 74 a.C. Marco Aurelio Cotta e Lucio Licinio Lucullo.
Lucullo,
in particolare, riuscì brillantemente a liberare la Bitinia e il Ponto e
costringere Mitridate a rifugiarsi presso il genero Tigrane. Questi aveva
notevolmente ingrandito i suoi possedimenti, diventando uno dei più potenti
sovrani dell'Asia Minore (aveva conquistato la Cilicia, la Siria e le coste
dell'Asia minore fino all'Egitto). Lucullo si diresse verso l'Armenia e la sua
capitale, Tigranocerta. Qui sconfisse Mitridate e Tigrane, accorsogli in aiuto,
e i due dovettero rifugiarsi a Artaxana, antica capitale armena. La Siria,
intanto, venne restituita a uno dei sovrani seleucidi ai quali era stata
sottratta (69 a.C.).
All'improvviso
però la situazione di Lucullo cambiò. A Roma lo vedevano come un seguace di
Silla e il nuovo clima democratico non lo favorì, mentre nelle truppe il malcontento
aumentava, un pò per la fatica delle marce in un terreno montagnoso e un pò
perché i cavalieri cominciarono a osteggiarlo, visto che la disciplina imposta
da Lucullo non permise loro di mettere le mani sul bottino. Da Roma giunse
nell'67 a.C. il console democratico Manio Acilio Glabrione per sostituirlo.
Mitridate
sfruttò immediatamente il momento e riconquistò il Ponto e la Cappadocia. A
questo punto il tribuno Caio Manilio propose a Pompeo di occuparsi della
questione mitridatica. Analogamente a quanto successe con i pirati, dopo un
primo tentennamento del senato, la lex Manilia fu approvata e Pompeo fu
incaricato di dar man forte a Glabrione (Pompeo si trovava ancora in Cilicia
dopo la sconfitta dei pirati). Pompeo
cercò subito l'azione diplomatica: proposta a Mitridate la resa (che rifiutò)
e strinse un accordo con i Parti in modo che invadessero l'Armenia per tenere
occupato Tigrane. Mitridate fu sconfitto una prima volta da Pompeo sull'Eufrate.
Egli si ritirò quindi nella Colchide, dopo che Tigrane (occupato dai Parti) gli
rifiutò l'aiuto per non inimicarsi ulteriormente i romani. A
questo punto Mitridate tentò l'azione definitiva: ormai settantenne tentò di
organizzare un'invasione dell'Italia riunendo i popoli barbari del Mar Nero
settentrionale e del Danubio. Per fare ciò si installò nel regno del Bosforo,
dove la situazione era più che mai instabile (il Re del Bosforo era appena
stato usurpato da figlio, con l'arrivo di Mitridate questi fu obbligato a
cedergli il regno e a suicidarsi).
|