Maschera teatrale  LUSCIO LANUVINO (Luscĭus Lanuvīnus)       

Commediografo latino (II° secolo a.C.) di lui si hanno poche notizie, sappiamo che scrisse numerose commedie palliate (da “pallium”, l’abito di scena indossato dagli attori) che sono state tutte perdute, e che gli procurarono notevole fama tra i suoi contemporanei.
Fu al centro di una polemica con
Afro Publio Terenzio di cui condannava la "contaminatio" (combinazione fra differenti parti di commedie antiche) e da cui fu aspramente attaccato nei prologhi delle sue commedie.

La sua vita si inserisce nel periodo di tempo compreso tra la fine della IIa Guerra Punica (201 a.C.) e l'inizio della III (149 a.C.) e si lega strettamente con la vicenda politica e culturale romana di quegli anni.

Luscio Lanuvino era legato alla forma più tradizionale e conservatrice del teatro romano, tanto che mosse durissime e motivate accuse al suo contemporaneo Terenzio, portatore di una nuova forma e struttura teatrale molto più intellettuale legata al teatro greco. 

Il teatro in voga allora, era quello di Plauto: una commedia brillante,  fatta diAttori battute comiche a volte anche triviali (il pubblico romano di estrazione popolana che gremiva i teatri  non si faceva molti scrupoli in fatto di raffinatezza); un teatro con una ricca varietà di trame, nasce e si sviluppa in un clima di intrighi amorosi, di rapidi cambiamenti di situazioni, di beffe e di burle: vecchi mariti gabbati, giovani bellimbusti fin troppo intraprendenti, donne giovani o tardone costantemente in preda a voglie amorose…

Il teatro di Terenzio, invece, si dissociava da queste forme di semplice evasione ricercando al contrario raffinatezze di stile e spessore psicologico, nei testi e nei personaggi: ecco il teatro di Terenzio, raffinato, elegante, poetico.

Importanti, oltre alle didascalie, sono nelle commedie di Terenzio anche i prologhi, diventati con lui non uno strumento per spiegare l'antefatto, ma per difendersi da malevole insinuazioni. Il prologo terenziano, quindi, differisce enormemente da quello plautino: mentre in Plauto i prologhi avevano prevalentemente la funzione di spiegare al pubblico l'antefatto o l'intreccio della commedia in Terenzio la funzione è diversa egli spiega la sua poetica e si difende dagli attacchi che gli vengono rivolti a riguardo.

Sulla vita di Terenzio abbiamo una biografia risalente a Svetonio: a questa attinse Donato, che la premise al suo commento delle commedie terenziane. Notizie biografiche, poi, si possono ricavare anche dai prologhi delle commedie stesse.

Terenzio nacque a Cartagine nel 195 o 185 a.C., giunse a Roma come schiavo del senatore Terenzio Lucano, dal quale fu affrancato "ob ingenium et formam" ("per ingegno e bellezza"); divenne intimo di Scipione Emiliano e di Gaio Lelio, entrando quindi a far parte della protezione della famiglia degli  Scipioni, del cui ideale di "humanitas" egli si fa portavoce.

Terenzio non ebbe molto successo tra i suoi contemporanei, così che amareggiato dal complessivo insuccesso della sua produzione, ma anche evidentemente per diletto e soprattutto per studiare in loco istituzioni e costumi greci da ritrarre nelle sue opere, Terenzio lasciò Roma nel 160 a.C. e volle fare un viaggio in Grecia e in Asia Minore, da cui però non fece più ritorno. Morì qualche anno più tardi, o a causa di una malattia, o a causa di un naufragio, oppure per il dolore procuratogli dalla perdita dei bagagli che contenevano molte commedie che aveva tradotto da originali menandrei reperiti in Grecia.

Bisogna così constatare come, a volte, il destino si prenda gioco delle vicende umane, infatti le poche notizie su Luscio Lanuvino, giungono a noi grazie alla fama (successiva) e alle opere del suo acerrimo rivale d'arte che nel difendersi dalle accuse del nostro antico concittadino, lasciava ai posteri la loro diatriba artistica.Teatro romano

La dura polemica sollevata da Luscio Lanuvino consisteva nell'accusa a Terenzio di:

   non essere il vero autore delle sue commedie; lo accusava di plagio e di essere addirittura un prestanome dei suoi importanti protettori (Scipione Emiliano e Gaio Lelio) i veri effettivi autori delle sue commedie (infatti nella Roma repubblicana era considerato disdicevole per un "civis Romanus", impegnato politicamente, dedicare il proprio tempo alla stesura di commedie, le uniche attività  concesse alla loro casta erano l'arte della oratoria e della storiografia);

   non possedere una "vis" comica e di non aver rispettato il modello della palliata; in effetti il teatro di Terenzio presentava varie differenze da quello plautino più ricco di invenzioni sceniche mirabolanti ma povero riguardo a realisticità delle situazioni;

   aver plagiato altre opere e di aver usato la "contaminatio"; tuttavia questo era già stato usato da altri autori quindi si può solo presumere che fosse caduto in disuso come pratica dal fatto che è un attacco verso Terenzio.

Non sappiamo realmente quali fossero le motivazioni reali di queste accuse, se l'invidia o la pignoleria di un commediografo conservatore oppure una verità mai smentita dai protettori di Terenzio, quel Emiliano Scipione e Gaio Lelio che si pavoneggiavano nell'alta aristocrazia di queste accuse.

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