ROSCIO
COMEDO (Roscius, Gallus Quintus)
Celebre attore romano del I° secolo a.C., nato a
Solonium
(Solonio) località di Lanuvio nel 126 a. C. circa, e morto
il 62
a.C.
Della vita di Roscio Comedo ci sono giunte poche notizie ma la sua vita artista
è ben conosciuta ed il suo modo d'interpretazione è ancor oggi ammirato ed
imitato.
Si pensava che la sua origine
fosse servile ma sembra
essere smentita dal legame di parentela contratto con l’aristocratico
P. Quinesio (Plinio NH VII
128).
Dotato di una bella faccia ed una figura virile,
studiò il comportamento e le gestualità degli attori più distinti,
specialmente
Q. Hortensius; fu premiato con un encomio universale per la sua grazia ed
eleganza sul palcoscenico.
Portato dal suo temperamento ai ruoli comici, eccelse specialmente nella commedia, anche se non trascurò quelli tragici, Cicerone nel “Pro Roscio” ricorda che egli sosteneva nello Pseudolus di Plauto la parte di Ballione.
Grande amico di Cicerone, il quale prese lezioni recitative da lui. I due si divertivano a recitare le parti di rivalità per verificare se l'oratore o l'attore potessero esprimere un pensiero o l'emozione con il migliore effetto scenico.
Affetto da strabismo avrebbe introdotto l’uso della
maschera (Suet. De poet. II; Cic. De cret. III, 221).
Istituì
una scuola d’arte drammatica, lasciando anche un manuale di recitazione
nel quale comparò recitazione ed oratoria Roscius.
In 76 a.C. lui fu chiamato in giudizio per il possesso contrastato di un fondo terriero da C. Fanno Cherea (Fannius Chaerea) per 50,000 sesterzi, e fu difeso da Cicerone in un discorso famoso che ci è giunto a noi come il "Pro Roscio".
La sua cultura e signorilità gli valsero gli omaggi poetici di
Catullo (Quintus
Lutatius Catulus)
che compose una quartina in suo onore
e del poeta epico Archia; anche Orazio
(Ep. II, 1, 82) lo ricorda come "doctus
Roscius" insieme al celebre contemporaneo collega
Esopo (
(Ep. II, 1, 82) lo ricorda come "doctus
Roscius" insieme al celebre contemporaneo collega
Esopo (Clodius
Aesopus, da non confondere
con il più celebre favolista greco) che, si racconta, insieme erano soliti
ascoltare le orazioni di Ortensio per riprodurne sulla
scena l’efficacissimo gestire (Val. Max. VIII, X, 2) (Ch. Encl.
Spettacolo vol. VIII col. 1209).
Venne insignito
da Silla dell'anello
d'oro dell'ordine
equestre, una distinzione straordinaria per un attore a Roma, dove questa
professione era vista in modo magnanimo.
Come il suo collega Aesopus, Roscius
ammassò una grande fortuna, e poco tempo dopo che abbandonò il
palcoscenico giunse la morte nel 62 a.C..
Ancor oggi si ricorda, almeno in Inghilterra dove la tradizione teatrale è
ancora solida, con l'appellativo "il giovane Roscius"
o "il Roscius" i promettenti e validi giovani attori
come un marchio di
distinzione suprema.