Vincenzo Seratrice
(Torino 1851-Lanuvio 1922)

Ispettore Onorario ai "Monumenti e Scavi", pittore, scultore e intagliatore:
un artista "artigiano"  tra Neogotico e Liberty.

Vincenzo Seratrice senior a caccia per la campagna di Lanuvio

Probabile ed unica immagine di Vincenzo Seratrice a caccia per la campagna di Lanuvio
 

Galleria Disegni di Vincenzo Seratrice Sr.

 

Vincenzo Seratrice nacque a Torino nel 1851 da una nobile e ricca famiglia con importanti aderenze nelle alte sfere politiche piemontesi (il padre era stato collaboratore di Cavour).

Spirito ribelle e desideroso di avventura, abbandonò la famiglia e si unì ad una compagnia di saltimbanchi in qualità di acrobata, e forse anche di virtuoso del tiro a l bersaglio, data la sua incredibile abilità con la pistola (stando ad alcuni racconti che circolano tra i vecchi lanuvini di buona memoria, era capace di spaccare il fondo di una bottiglia facendo passare la pallottola dall’imboccatura, oppure di far saltare la pipa di bocca ad una persona da una decina di metri di distanza).

 

Dopo lunghe peregrinazioni per tutta l’Italia giunse nello Stato Pontificio; ferocemente anticlericale, sembra che abbia presto attirato le attenzioni della polizia papalina, al punto da salvarsi a stento dall’arresto con una lunga fuga assieme ad un amico, dopo aver ucciso o ferito (non sappiamo con certezza) a colpi di pistola un poliziotto. Poi venne la breccia di Porta Pia e non ebbe più problemi.

 

Aveva sposato, a Nettuno, una certa Pollastrini figlia dell’oste locale e per questo fu diseredato dal padre stanco delle sue stravaganze. Quindi si stabilì a Lanuvio, dove acquistò un canneto in Borgo San Giovanni in cui eresse, su proprio progetto, un piccolo castello gotico appoggiandosi sui muri di un preesistente tinello, e coprendosi di debiti data la scarsità delle sue sostanze.
In questo castello organizzò una bottega artigiana in cui, con la collaborazione di un abilissimo intagliatore muto, produsse mobili diCasa Castello di Vincenzo Seratrice grandissimo pregio e nei disegni preparatori dei quali, oltre che nei pezzi effettivamente realizzati, si sorprende una linea di sviluppo che và dal Neogotico al Liberty.

Oltre a ciò svolse in’intensa attività di scultore, di apprezzato pittore di “genere” e di progettista ed esecutore di costumi da cerimonia per la corte dei Savoia.

 

Anche da questi pochi cenni crediamo che si possa avere l’impressione di leggere la vita di un artista rinascimentale; ed è effettivamente anche nell’arte, Vincenzo Seratrice, a volte ha dimostrato quasi la spregiudicatezza di un Benvenuto Cellini, o del De Chirico che eseguiva più copie dei suoi lavori che poi vendeva come copie uniche a committenti diversi. Ci riferiamo al fatto che il Seratrice riuscì spesso a vendere i propri mobili del ‘300 (segno anche questo della sua grandissima abilità e competenza).

Uno di questi mobili si trova nel castello Orsini - Odelscalchi di Bracciano, nella "sua stanza da letto del ‘300", ed è stato creduto autentico per molto tempo fino a quando un esperto affermò che si trattava di un mobile che si trattava di un mobile neogotico del 1850 proveniente dall’Inghilterra (sappiamo invece che è opera del Seratrice risalente ai primi anni del ‘900).

 

Tra le passioni che coltivava con competenza affatto comune c’era anche l’archeologia, ed infatti tenne la carica di Ispettore Onorario ai "Monumenti e Scavi" dal 1880 al 1912.

Fu inoltre testimone della campagna archeologica condotta da Lord Saville Lumley nel perimetro del Santuario di Giunone Sospita, e le foto da lui scattate in quella occasione , giunte fino a noi fortunosamente, rappresentano una preziosissima documentazione.

Raccolse decine e decine di iscrizioni che furono tutte pubblicate su riviste di epigrafia.

 

Gli dobbiamo anche la scoperta che il Vassalletto, grande marmorario romano del XIII secolo, lavorò a Lanuvio alla decorazione della Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore. Nel 1907 la Chiesa veniva restaurata e mentre si lavorava sul piano dell’altare maggiore, si rinvennero numerose pietre e pezzi di pavimento in stile cosmatesco; tra questi ve n’era uno con il nome del noto marmorario Vassalletto, che il dott. Alfonso Bartoli, successivamente illustrò (Bollettino d’arte, 1907), datandola con prova positiva nel 1240. Il pezzo di pavimento venne murato ed è visibile ancor oggi sulla porta della sacrestia.

Portone entrata Casa Castello SeratriceFu anche, malgrado il suo anticlericalismo, amico ed iniziatore ai segreti dell’archeologia, di don Alberto Galieti, che in seguito divenne archeologo di fama internazionale.
Così scrisse
di Vincenzo Seratrice, in un articolo, don Alberto Galieti, sui ritrovamenti archeologici nel granaio Sforza, scoperto successivamente d'essere il Tempio d’Ercole:

… il solerte signor Seratrice, ispettore delle antichità, salvò tantissimi frammenti lapidari e architettonici dalla pubblica negligenza… vengono raccolti nella vicina villetta dove, egli, ha religiosamente adunato centinaia di anticaglie d’ogni epoca venute in luce dentro il territorio lanuvino. Se ogni Comune della campagna romana avesse un uomo geniale ed intelligente come lui, molte delle memorie storiche ed artistiche sarebbero salve.”.
 

Morì a Lanuvio per un tumore alla gola nel 1922.

 

Come regola: l’ingegno, la creatività umana è Arte.

Così i mobili che si producevano nella sua bottega acquistavano una loro essenza e valenza artistica che rendeva il senso delle proporzioni un’unica armonia che mutava un prodotto iniziale freddo e fastosamente inutile in una opera d’arte.

 

La sua produzione artistica, purtroppo, è di difficile reperibilità perché in parte sparsa in Italia ed all’estero (vista la varietà della committenza) e in parte andata sicuramente rovinata o distrutta nel e dal tempo.
Quindi siamo stati forzati a rivolgere la nostra attenzione ad un materiale ancora abbondantemente accessibile, e proprio a Lanuvio; i disegni dei soggetti per le decorazioni dei mobili, conservati dall’attuale erede il quale gentilmente ci ha consentito di prenderne visione
(N.d.W.M. - che abbiamo preventivamente timbrato graficamente per protezione del copyright).

 

Diremo che per la maggior parte non si tratta di idee originali ma di spunti ricavati da molteplici fonti artistiche. Questo fatto però non deve portare a sottovalutare l’importanza di questi disegni, perché da un lato essi mettono in luce, se non altro, attraverso i soggetti più ricorrenti si può individuare il gusto dell’autore… la sua poetica artistica.

Infatti Vincenzo Seratrice si sentiva artista nel vero senso della parola, nella sua multiforme attività di disegnatore, progettista, scultore e pittore: insomma artista artigiano capace di seguire e dirigere il processo di realizzazione di un’opera in tutte le sue fasi, lontano da qualsiasi alienante specializzazione.

 

Il suo gusto predominante per il Neogotico, per il medioevo in generale e successivamente per il Liberty, l’Art Nouveau  è ciò che risalta nelle sue figure decorative. Ciò che ci rende più sicuri di queste affermazioni e la casa che si fece costruire a Lanuvio in forma di piccolo castello medioevale con elementi architettonici archiacuti e poi per la conoscenza profonda dello stile Liberty (un arte di cui fu testimone visto che è contemporanea alla sua epoca) nelle figure dominanti di linee curve sinuose e sviluppate spesso a forma di fiore stilizzato e allusivamente simbolico; quasi sicuramente si recò all'esposizione di Torino nel 1902 che segnò il trionfo del Liberty in Italia.

 

Il Maestro Vincenzo Seratrice, un civitano acquisito, è stato una persona singolare ed estremamente interessante che ha portato la sua cultura e la sua conoscenza in quel piccolo paesino indigeno che era Lanuvio negli ultimi anni del secolo IXX, insegnando l’arte del lavorare i legno in modo artistico a più di qualche lanuvino.
Inoltre per semplice curiosità: nel tinello interno al “piccolo castello” il cantiniere che gli curava la produzione del vino inventò un macchinario per filtrare il vino più chiaro all'occhio e gustoso al palato e questo sta a dimostrare come il “tarlo della conoscenza” aveva preso piede tra i suoi collaboratori, anche se tra i paesani dell’epoca giravano dicerie sul suo conto come quella che, egli, fosse massone e quella un pò più da fantasia gotica che al calare della notte si vedeva uscire dal suo parco di lauri (che egli aveva piantato) la “fantasima”.

 

Gozzi onorato Felice, Gozzi Amerigo e Di Pietro (il padre de"u ceffe")

 

 

Nota:

Questo scritto è il sunto e la rielaborazione del testo di un opuscolo curato dallo scomparso "Collegio Culturale Alberto Galieti", di cui sono stato cofondatore, scritto dal Prof. Umberto Coldagelli e pubblicato per la "Mostra dei disegni di Vincenzo Seratrice" presso la Torre Maggiore durante la Va Festa del Vino e dell'Uva del 1986 a Lanuvio. (Pi. Lo.)

 

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